CXXXIV. Wii salvi chi può

‘E poi venne il corona che si mangiò la scuola che al computer i ragazzi portò’
La melodia mi tamburella in testa dal sonno, le parole brutte arrivano secche quando mi ricordo che giorno è oggi.
Sveglia lenta. Voglia zero.
Per fortuna il marito ha una riunione alle nove e ci mettiamo in scia. La figlia finge improvviso interesse per i cereali, sembra che persino l’avena abbia più sapore dei compiti a casa. La sua maestra però ha già assegnato esercizi da trapezisti: complessi ed estremi. Tutto quello che in classe è orale à la maison diventa scritto, la fiducia non è mai troppa. Il tempo nostro non è mai abbastanza invece. Finisce presto, insieme a Madame Pazienza. Perché proviamo davvero a organizzarci. Ma.
Ieri sera ho stampato tutto lo stampabile e meno male, perché stamattina il sito preposto per entrambi i settori di ricerca è intasato. Bloccato. Riprova più tardi, sarai più fortunato.
Mentre in Italia finalmente qualcosa riapre, oltralpe la chiusura degli istituti scolastici è la novità di questo mese d’aprile. Un déjà vu che ci aspettavamo, pur sperando nella grande schivata. E invece ci risiamo.
Sono nervosa, lo ammetto. Il planning mi fa mancare l’aria. E non posso neanche aprire la finestra perché fuori nevica. Fiocchi, nuvole, vento, la totale. Poi passa e il sole ritorna a raggi radenti. Lo userei come lanciafiamme se potessi, il doppio ruolo educativo impone tuttavia la sobrietà. Se va male posso sempre tentare un sabotaggio degli appunti facendo lente con un bicchiere.
Dopo due ore e mezza i due studenti hanno eseguito metà del programma quotidiano, io ho esaurito tutti gli esercizi zen, mentre Olivia Oil silenziosa ed efficiente mi ha riempito più volte la tazzina. Avere un motivatore accanto è importante quando ti barcameni tra un gruppo nominale e una frazione decimale. E per ora non ci sono collegamenti con la troupe esterna. Arrangiati che ogni tanto ci sentiamo è la prassi didattica, che ammetto di preferire alla connessione matta e disperatissima di altre realtà.
Noi qui si guarda sul sito, si scarica, si studia e si invia prova scritta, se tutto funziona. Altrimenti ora come ora si aspetta.
E loro non aspettavano altro.
Il figlio sposta il divano, la figlia prende i telecomandi e accende.
Tempo un minuto e sono in posizione. Decidono per una sfida di danza. Parte la musica e in piena armonia fraterna iniziano a seguire quella specie di ombra olografica che si muove sullo schermo. La adoro tanto è imperfetta, quasi analogica. La adoro perché riesce a mettere d’accordo e a far giocare insieme due fratelli ultimamente refrattari alla condivisione. Invece i loro piccoli avatar socializzano come puffi.
Quindici anni per un videogioco è un’età veneranda. Fa tenerezza con la sua aria da modernariato vintage. E non ringrazierò mai abbastanza gli amici che ce l’hanno regalata.
Perché io che mi intendo di Nintendo e affini come di pesca all’aragosta, che sono prevenuta e piuttosto ostile al mondo virtuale, io dinosauro digitale rimango incantata. Perché si divertono davvero. E sudano e ce la mettono tutta.
Non c’è mica una Wii per la dad?

enjambement



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