B. Arrampicarsi

Sto leggendo sul terrazzo ancora senza parapetti. Ci sono tre vasi di lavanda in cima alla scala per non far scendere il minicane e altri bipedi svaniti e poco stabili.
Il sole scalda, l’aria no: connubio perfetto.
In giardino la figlia balla scalza in maglia rosa. I capelli le fluttuano attorno come liane bionde.
Io dribblo i pensieri e mi perdo nelle pagine.
A un tratto la derviscia si ferma, mi chiama, sorride e lo fa.
Me lo aveva chiacchierato prima, fingendo di chiedere un permesso che tanto poi fa quello che le pare. Prende la mira e si issa sul primo ramo, quello più basso. Scimmia alle prime armi resta un attimo perplessa, prosegue ma si incastra più in alto all’incrocio dei pali e resta in odore di autogoal.
Un gridolino da scoiattolo raffreddato attira l’attenzione della vicina di sinistra lato giardino intenta a tagliar siepi.
Maman, s’il te plaît…quando ha pubblico la bilingue opta per il francese.
Eeeh, troppo comodo, chérie, débrouille-toi maintenant.
Mamaaan, per favoreee…il tentativo di corruzione è in italiano.
Dai, su, vedrai che ci riesci.
Il rinforzo positivo su di lei ha quasi sempre un effetto immediato. Ci pensa, si ingegna, si gira, protende un piede, manca la presa. Ritorna al via. Ripensa, ringegna, rigira, altro piede, branca la presa…
Taadaaa.
Vorrebbe atterrare in un flip olimpionico, ma la penuria di spazio la limita al salto con inchino.
L’applauso scatta spontaneo, anche le galline frullano colpi d’ala nel settore ovest.
Il minicane abbaia di soddisfazione mentre l’artista si produce nella tanto attesa -da me- coreografia del gran finale.
Brandisce lo yo-yo di legno rosso che ha rischiato più volte il sequestro per minacce interne a schermi e finestre. Lo ruota come fosse un nunchaku e ci passa sotto, sopra, intorno. Tendo il sorriso come un elastico augurandomi una rapida conclusione. Lo spago le scappa di mano, il lancio è preciso ma deviato. L’oggetto liberato s’invola al di là della rete e plana nell’erba del vicino di destra lato giardino. Assente per ferie.
Peccato, figlia, riposati. Io leggo. Yess.
‘Ciao, come va? Hai qualcosa di nuovo da raccontarmi?’
È la Fata Smemorina sbarcata in terrazzo con la borsa a tracolla. Si siede sulla sedia di fronte con l’aria di chi arriva dall’amica di sempre per bere il tè.
Chiudo il libro sul tramonto.
Magari domani.

le prove





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