LXIX. La scorta

Stanno appendendo le luci di Natale lungo il grande viale.
Due operai arrampicati sul salitu che io mi metto la mascherina sono intenti all’opera.
Era prevedibile. Dopo Halloween si comincia il conto alla rovescia verso Babboregalo, sempre troppo e troppo presto, ma è il commercio bellezza.
L’ultima volta che sono entrata nel negozio degli acquisti inutili c’era chi comperava fantasmi luminescenti e cerchietti da renna, in un corto circuito temporale dettato dall’incubo lock down. Se ci fossero stati in giro conigli pasquali magari i più previdenti avrebbero fatto scorta anche di quelli. Perché non si può farne a meno. Dei conigli dico.
Ma venerdì ci chiudono Casa.
In terra francese ci siamo ormai dentro da una settimana, però qui è diverso. Fare i tassisti ai figli ci permette di uscire e anche andare al lavoro è un buon diversivo per qualcuno. Il chilometro intorno alla tana è sempre passibile di passeggiate e se ci servisse un tubo potremmo andare al negozio dei tubi.
La Scolastica, La Professionale e La Vecchia ci fanno da garanti e da lasciapassare. Abbiamo ben tre autocertificazioni come supporto psicologico a domicilio.
Non c’è rischio di knockout, rimedi ce ne sono, soprattutto perché nel secondo round impari a schivare i colpi.
Ma penso ai nonni che domani usciranno per l’ultima spesa. Non usano le diavolerie informatiche per farsi portare il pane. Fanno scorta, loro. Mettono nel congelatore la carne, le verdure, in frigorifero il formaggio, lo yogurt, in dispensa il latte uht, lo scatolame.
Si preparano all’evento sperando nell’Avvento. E chissà.
Non possiamo aiutarli a portare i sacchetti, a stoccare i prodotti, a cucinare. Ma proviamo a fornirgli un approvvigionamento continuo di chiamate, foto spedite, preghiere recitate. Servono per il ripostiglio del cuore dove mettono i pensieri belli, i ricordi e le speranze. Servono a bilanciare gli altri pidocchi neri della paura che ti si appiccicano in testa. E che sono troppi e gratis per tutti.
La dispensa del cuore però è la più esposta al saccheggio. Si svuota presto e non c’è negozio dove si possano comprare cose così. E allora telefoni, scrivi, ti affacci alla finestra e lanci manciate di baci e abbracci. Perché quelli vanno lontano, volano alto, passano le Alpi e si posano sul tetto di Casa, come una coperta calda che tiene lontano l’inverno.
Sono ferma al semaforo e osservo la posa luci sul grande viale. Sono spente, tristi. Ma è presto, non è ancora il momento.
Non è ancora Natale.

zona rossa

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