CXXXIX. Memory card

Di mamma non ce n’è una sola.
Ce ne sono tante, spesso tutte concentrate in un unico pacchetto di muscoli e raccomandazioni. Perché per sopravvivere al quotidiano accumulo di tâches maternelles ci vuole per forza un alter ego che va al lavoro, uno che pulisce i pavimenti, uno che riempie il frigo, porta a danza, fa il tifo, riempie i vuoti di quella ufficiale, le fa da supporter e da anti-âge. Le mie la sera si ritrovano tutte insieme e si fanno una birra sedute in poltrona.
Di mamma non ce n’è una sola.
Ce ne sono tante. Da mamma adottiva ne so qualcosa. Una delle domande ricorrenti quando si parla di gravidanze altrui e mancati parti miei è la provenienza degli eredi. Come se sapere da dove sono sbucati cambiasse la natura del risultato voluto e sudato. Come se la naturale fosse l’autentica pink lady, biologica come le mele. Ma la giostra dei clichés fa parte del gioco. Che tanto vince sempre chi ama.
Di mamma non ce n’è una sola.
Ce ne sono tante. Io ne ho almeno tre.
Una è la migliore amica di mamma. Non sono riuscita a salutarla prima che partisse, non sentirò più la sua risata, ma ne riconosco la traccia in quei gesti diventati miei dopo averli osservati per anni, quando entravo in casa sua dalla porta finestra del cortile senza bussare.
La seconda, ma solo per ordine di apparizione, la conosco dai tempi della scuola, quando ho iniziato a frequentare suo figlio. È la belle-mère che smonta i pregiudizi e dà un senso al francese.
La prima mamma è mia mamma, senza maiuscole, senza clamore, perché non serve. Solo il possessivo, perché è una questione di cuore.
È quasi un anno che non la vedo, schermi telefonici esclusi. Oggi la chiamo, come al solito prima di cena.
‘Ciao, mamma, come stai?’
‘Bene, e tu? Sei presa con i bambini, i compiti, la scuola?’
‘Oggi è domenica, mamma, ma sì tutto bene. Che fai di bello?’ .
‘Ma niente, il tempo è brutto. Sta proprio arrivando l’autunno.’
‘Siamo in maggio, mamma’.
‘Eh sì…e tu? Sei presa con i bambini, i compiti, la scuola?’ .
‘È domenica, mamma. A proposto, auguri!’
‘Grazie! Mi fa piacere quando mi chiami…ti passo papà’
Mentre parlo con ufficiale e gentiluomo lei gli resta accanto. Non lo molla. Non ha mai mollato. Anche ora che ha i ricordi a corto raggio la sento che litiga con la nebbia, gentile guerriera mai stanca.
Di mamme non ce n’è una sola. Ce ne sono tante, spesso tutte in una.
La mia ora è una fata che smemorizza i dati e parte in loop. Seconda stella a destra, verso l’isola che non c’è. E c’è. E non c’è.
Perché ci sei e non ci sei.
Ma sei la mia mamma. E non sarai mai sola.

flower power

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