Sc. Transizione

Vi vedo tutti.
Avanzate gentili, attenti, i passi cadenzati dai messaggi che inviate. Siete come nel quadro di Pelizza da Volpedo: ‘intelligenti, forti, robusti, uniti […] come fiumana travolgente ogni ostacolo che si frappone per raggiungere luogo ov’ella trova equilibrio’. Testuale.
E mi sento presa per mano e portata verso la direzione giusta.
Che non è dove voglio andare. Sicuro.
Perché scopro di essere profondamente anarchica, ammiro le calze e i libri seminati dalla figlia. Ma glieli faccio raccattare perché è così che si fa. In comunità. Perché un ordine ci vuole altrimenti c’è chi di libertà muore.
La Fata va imprigionata nel castello perché i suoi poteri fuori controllo rischiano di disintegrarci. Una bacchetta magica rotta è imprevedibile, spara magie a caso. È una dolce melodia d’infanzia che un instante dopo si trasforma in lanciarazzi.
Ufficiale è consapevole, sta resistendo in battaglia, ma sa che dobbiamo perdere la guerra per trovare pace.
Appoggio una mano sulla sua schiena china a vuotare la lavastoviglie. Si raddrizza e mi parla. Lui che le parole le mastica cento volte prima di pronunciarle. Gli occhi nei ricordi e nel dispiacere. Io ascolto.
A volte l’unica scelta è accettare. A niente vale opporsi, cercare di scoprire dov’è il trucco, perché alla magia mica ci credi, soprattutto se è nera.
Parla, papà. Ti ascolto. Hai fatto l’impossible, so che non rimpiangi niente.
‘Ma come faccio a guardarla negli occhi?’
Non lo so come si fa. So che la guarderemo insieme. E che non siamo soli.
La tribù è in movimento. C’è chi chiama, chi scrive, chi pensa, chi legge, chi prega. Si agisce. Per il meglio, per il giusto. Anche se è così triste che vorrei sedermi a bordo strada e lasciarvi andare avanti. Senza di me.
Andate avanti. Tra poco arrivo.
Voglio restare ancora un po’ qui. A pensare alla Fata che dorme sedata e al suo Ufficiale di veglia accanto a lei.
Restiamo ancora un po’ qui, dai, in questo limbo che ci sfinisce ma vorrei non finisse. Perché un po’ ti affezioni ai dolori che durano.
Domani avrò moduli da compilare, persone da contattare, valigie da fare.
Oggi sono qui nel quarto stato e mi affido a voi, che avanzate insieme e vi prendete cura.

Lo scandio è tenero, bianco argenteo. È un elemento di transizione e viene classificato come una terra rara.

‘Non sono mai stato tanto attaccato alla vita’ (Giuseppe Ungaretti)




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