Affetti da Qubismo

Prendo l’aspirapolvere mentre il figlio finisce di mangiare e scendo da te. Qui fuori il sole è ventoso, un mezzogiorno di giugno appena sbocciato. Sul marciapiede passano tre pause pranzo da pizzeria, un cane a spasso con umano e due zaini in trottinettes dall’altra parte. Ci salutiamo così noi due, con una spolverata liberatoria, nell’anno dei tuoi dieci e dei miei cinquanta, in mezzo a tappetini bucati di polvere e ricordi. Era sabato quando ti ho conosciuta in una città sul lago e portata a casa insieme a un cactus comprato al mercato. Ti ho ammaccata quasi subito in una retromarcia cieca contro un paletto. Ti ho maltrattata, sfregiata, parcheggiata storta. Una sera sono tornata a piedi lasciandoti sola. Ma solo perché avevo bucato. Ti ho alimentata a benzina due volte mentre tu bevi solo gasolio. Hai conosciuto meccanici amorevoli e un solo furfante che non ti ha bilanciato le ruote. Per non farti tremare ti ho portata a novanta all’ora per quasi mille chilometri. Ma è stato bello. Noi due. E la famiglia. Ci hai accompagnati in due traslochi e parecchie discariche. In viaggi chiassosi e a cercare il silenzio. Ti abbiamo invasa di seggiolini e spese infinite. Hai trattenuto briciole, foglie secche e vomito. Hai attutito litigate e pianti, amplificato risate e canti. Ci salutiamo così, senza rimpianti. Ti tolgo di dosso un vecchio scontrino ingiallito, tre ricevute di autostrade, una di parcheggio con la tua vecchia plaque italienne. La tua targa è stato l’ultimo atto del nostro cambiare identità. Ci siamo fatte tanto bene e tanto mare. In un paio di coast to coast dell’Adriatico sembravi un bastimento carico di sogni da abbronzare. Il cartoncino con la scritta Patras che trovo nel cassetto lato passeggero non lo riesco a buttare. Aspiro la sabbia greca mischiata all’italiana ormai confusa con la francese. Aspiro le tre vite della nostra tribù dal tuo blu pronto a partire senza di noi. Dieci anni non sono poi tanti e quando sai dove andare i tuoi centocinquantamila chilometri sono solo esperienza. Ti libero di noi e ti penso felice perché te ne vai con un surfista ragazzo.

E una promessa di sabbia. 

un buon viaggio

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